L'arte di Jean Roll

L'arte di Jean Roll si inserisce in modo quasi emblematico nell'area della ricerca che raccoglie,
sotto le forme di una quotidiana metafisica o di una metafisica del quotidiano, esperienze
europee assai rilevanti e per troppo tempo messe ai margini da una storiografia e da una critica
intente soltanto ad allineare, secondo una immaginata scala di valori in progress, le
emergenze variabili del linguaggio che hanno caratterizzato fino all'attuale crisi le illusioni non
sempre generose dell'avanguardia.
Oggi si riprendono ovunque gli studi per rileggere in chiave di «valori plastici» o, come
dicevano Alberto Savinio e Giorgio De Chirico, di spettralità, le opere della Metafisica
Italiana, della Nuova Oggettività tedesca, del Realismo Magico e del Surrealismo non viscerale
che ha avuto il suo più alto esponente in quel Magritte che riconosceva appunto in De Chirico
il suo più inquietante ispiratore.
Anche le giovani generazioni di artisti (più giovani di quelle che vissero nell'ambito
dell'avanguardia storica) rileggono, coi loro strumenti specifici, ben diversi da quella della
critica, le opere degli antichi maestri dell'enigma, dei portatori del silenzio delle cose, monito
ineludibile nel gran frastuono dell'oggi.
Jean Roll è nato nel 1921, appartiene quindi a una generazione che ha visto crollare infinite
verità, ha potuto vivere nel concreto dell'esperienza d'ogni giorno la crisi di valori superbi. Non
stupisce che egli cerchi, al di là della contingenza e della banalità degli «oggetti», la più
profonda significazione delle «immagini» avvalendosi di tutte le possibilità metaforiche e
simboliche che la tradizione della vecchia Europa offre a chi sappia vedere al di là della
superficie delle cose; agli artisti in primo luogo.
E come i maestri della metafisicità e delle spettralità ritrovate nel quotidiano, Roll esplora con
as soluta imp rontitu din e , e direi quas i con innocenza, il mondo dei suoi oggetti privilegiati,
costruendoli in straniti rapporti, allo stesso modo che, in Italia, era caro a Morandi.
Come Morandi, Roll sembra infatti credere a un presente antico ma vicinissimo, all'attuale
inattualità delle forme, al segreto limpidissimo dei misteri formali trattenuti nelle cose d'ogni
giorno riviste alla luce della memoria culturale.
Io credo che sia agevole per chiunaue istituire. Per esempio, un rapporto fra un'opera
come Dimperceptibles murmures, e certe primissime awenture metafisiche del
Morandi del periodo ferrarese.
Così come è agevole ritrovare in Le repas espagnol l'eco di un amore per Zurbaran
che il maestro bolognese coltivava con lo stesso stupore.
Va da sé che Jean Roll si muove in una dimensione più intellettualistica, rasentando l'ironia
assai più che non la mite meraviglia di Morandi che non poteva certo legarsi agli enigmi
proprio della cultura del Nord Europa, come invece faceva De Chirico intento a fondere
l'esperienza monacense nelle pallide solarità del classicismo mediterraneo. V'è un dipinto assai
significativo di Jean Roll, Un regard bleu, ove, alla presenza allucinata di simboli
canonici della Metafisica (le uova spettrali, la bottiglia) fa riscontro l'ossessionante incombere
del reperto archeologico.
Si crea qui una simbiosi, un continuo gioco di rimandi, fra presente e passato, fra attualità e
memoria delle cose, che prende aspetti di più vasta allusione (Prélude à la guerre de
Cent ans, La nuit des trois lunes) al repertorio surrealistico.
L'intelligenza smaliziata, e fors'anche ogni tanto delusa, di Roll rivela la propria originale
tensione all'ironia anche nell'uso dei colori traslucidi che sembrano accentuare nei dipinti,
l'improbabile consistenza degli oggetti.
La pratica nell'arte vetraria può spiegare meglio di ogni altra considerazione la natura degli
oggetti portati da Roll a silenziosi colloqui in rarefatte e trasparenti atmosfere. Sarebbe quindi
da considerare quanto incide lo studio del vetro sulla pittura e quanto, al contrario, questa
abbia condizionato Jean Roll autore di vetrate e mosaicità.
È un problema che io lascio aperto. Quello che mi preme qui mettere in rilievo è la
straordinaria lucidità e trasparenza di questo costruttore d'enigmi, l'altrettanta straordinaria
potenzialità dei suoi silenzi come veicolo di comunicazione e, infine, la possibilità di dialogo che
Jean Roll, maestro delle solitudini, offre ai suoi fantasmi, costruiti per la nostra società di
eremiti di massa.
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