Sospesa tra organicità e astrazione l'opera di Bucher scopre un'indiscussa attualità
tematico-materico-linguistica. Mi riferisco a sue precise connotazioni nel quadro dell'arte strettamente
contemporanea, quadro articolato - confuso a tratti - non privo di notevoli e problematiche presenze.
Penso anche al rapporto che, a livello profondo, I'artista intreccia con il nostro tempo, con i mutamenti e
le drammatiche varianti, che il contesto socio-politico rapidamente impone. Più ampiamente e fuori di
contingenza: distruzione e morte attraversano la realtà - natura e storia - non più deboli protagonisti di
costruzione e vita. Il gioco di "disgregazione", non è meno articolato del gioco di "congregazione".
Bucher lo avverte: la consapevoleza si insinua nell'attività dell'artista. Tematica, materia, forma: intreccio
singolare in sculture megalitiche o in opere di piccole dimensioni, in dipinti fortemente materici, in «pezi»
grafici di segno profondo, impetuoso. Il procedimento stilistico sottolinea il rapporto forma-spazio. Non mi
riferisco soltanto alle megasculture, che nel parco di Villa Croce intensificano nel trapasso cromatico - il
verde del parco, le cromie della pietra, della lava, del bronzo, del ferro, del legno - L'aggancio con lo
spazio nella trattenuta dilatazione tra luce e ombra del modellato, in cui si "apre" il serrato modulo
compositivo che le informa - quasi un'architettura. Ho negli occhi anche le sculture di minore
dimensione, i dipinti, i disegni che sono accolti nel museo di Sant'Agostino. Aperte le prime, pur nel nodo
portante unitario, a captare nel modellato, e non solo nel modellato, L'atmosfera; esaurendo in sé, dipinti e
disegni, lo spazio di fondo per esiti insolitamente e prepotentemente bidimensionali innalzata l'operazione
formale a tramite conoscitivo del rapporto uomo-realità.
L'organicità, innegabile connotazione delle grandi come delle opere di piccole dimensioni concreta,
quando nella plasticità del modellato, quando nella sottile vibrazione luministica -, si attua nella
coesistenza di fratture e addensamenti, nell' alternanza di drammatiche cesure, di ricostruiti legami
insospettati.
La struttura portante, astratta fino alla semplificazione geometrica, sospinge alle radici dell 'essere, area
dell ' infinitamente piccolo e dell ' illimitato a un tempo: nel microcosmo dell'opera rivive in qualche modo
il macrocosmo, regno del caso e della necessità. In gara con la scienza, impegnando la fantasia, L'arte
impone la sua accezione conoscitiva, il suo ininterrotto interrogare. Con attenzione a filia e neîcos
Empedocle: un rombo perfetto, plexiglas splendido nella trasparenza, cesurato al centro dalla
presenza di un blocco di lava), armonia e disordine, al dissidio immanente nel raggiunto equilibrio delle
due forze; con attenzione Atlas alla immobilità eleatica - la sfera lavica - e al divenire eracliteo -
gli aperti ritmi curvilinei che l'accolgono: metofora, il gigante, di una consistenza precaria.
Non a caso Bucher lavora la lava sul vulcano, e scopre la vita della materia, il suo farsi, il momento
anteriore alla storia e all'uomo, il momento da cui scaturiscono l'uomo e la storia. Le opere nate sull'Etna
sbocciano dalla materia in fieri, la dominano nella forma: e cubi e ellissi si ricompongono, trafitti dalla
mobilità incandescente, in un arresto inaridito, memori, nelle screpolature, nelle corrosioni, nelle
lacerazioni, della forza dinamica da cui scaturiscono. Quasi l'opera registri la futura sua disgregazione,
porti in sé la consapevoleza del suo destino, conservi a un tempo memoria e segno delle passate
disgregazioni.
Alternanza di vita e di morte: ha "specchio" nell'opera di Bucher.
Nel dramma si insinua una speranza: dall'astrazione, sul sensibile sofferto, «in atto» nella rigorosa
sintassi dell'artista. E coniuga il razionale e l'irrazionale, I'esperienza tecnica e l'immaginario: segreta
"totale" conoscenza attinta dall'arte. |